ARS
tradizione italiana, dal 1930
Amaro Alpino è

Amaro Alpino: l’arte e la sua etichetta

Il territorio Trentino dà i natali a uno fra i più illustri fondatori del movimento futurista in Italia: Fortunato Depero.
Il lungimirante fondatore della Distilleria Alpina intuisce l’importanza di un’etichetta all’avanguardia e il design moderno dei futuristi si sposa alla perfezione con un prodotto nuovo e originale come l’Amaro Alpino.

Per questo inizia una collaborazione fra il laboratorio Depero e la Distilleria Alpina. Lo stile futurista diventa parte integrante dell’Amaro Alpino: la sua originaria etichetta con tratti decisi, colori vivaci e scritte tridimensionali, esprime al meglio le caratteristiche principali di tale corrente artistica. Questa prima preziosa contaminazione artistica contribuisce ulteriormente alla riconoscibilità del marchio, ma non è l’unica occasione in cui l’arte ha cambiato la storia dell’Amaro Alpino.

 

Poster

Etichetta

Botte in ceramica

L’abbandono della botte in legno è dovuto a diversi fattori: una nuova legislazione sul confezionamento degli alcolici e la necessità di spazio da parte dei bar (che ritenevano la botte da 20 litri troppo ingombrante) portano la Distilleria Alpina a dover cambiare rotta e ad accantonare l’inconfondibile botticella.

Un’ardua impresa per la Distilleria Alpina: abbandonare il proprio simbolo distintivo, riconoscibile dal consumatore su tutto il territorio nazionale. La maggior preoccupazione del dottor Pontillo è di riuscire a dare continuità all’immagine del prodotto. 

Doppia necessità, quindi: imbottigliare l’Amaro, e individuare un nuovo metodo per sfruttarne l’unicità. Non c’è modo migliore se non mantenendo la botte, non più in legno, ma in ceramica. È il 1957 quando Antonia Campi, la più prestigiosa designer italiana nella lavorazione della ceramica, viene ingaggiata per creare un contenitore a forma di botte della capienza di due litri. 

Il risultato non fa rimpiangere il passato!

Amaro Alpino si rinnova nella forma, fondendo nel suo simbolo distintivo la firma di due grandi artisti.
La diffusione della botticella in ceramica è prorompente, l’Amaro Alpino diventa un’eccellenza di prodotto e di design, nonché uno dei maggiori marchi italiani nel campo degli amari. Ancora oggi il prototipo della botticella è esposto nel MIDeC (Museo Internazionale del Design ceramico) di Laveno come esempio di innovazione nel marketing industriale.

Curiosità

Curiosità

Con l’esplosione della sua popolarità negli Anni Sessanta, Amaro Alpino compare in parecchi film d’autore Italiani. Di seguito sono riportati alcuni esempi, ma ti sfidiamo a trovarne altri…

Cari fottutissimi amici (1994. Nel film del 1994, ad opera del maestro Monicelli, si vede Paolo Villaggio bere un bicchiere di vino sotto la nota insegna dell’Amaro Alpino all’interno di un’osteria.

Che strano chiamarsi Federico (2013). Nell’ultimo film del maestro Ettore Scola, omaggio all’amico Fellini, l’insegna di Amaro Alpino è costante compagnia sullo sfondo della parete del Caffè romano dove tutta la storia del film ha luogo. Il caffè che nel film era il ritrovo abituale del giovane Fellini e giovane Scola e dove i due erano soliti confrontarsi sulle tematiche di vita e di arte.

Chiamami col tuo nome. Nel 2017 Luca Guadagnino ambienta una scena in un tipico bar Anni Ottanta, e in tale circostanza usa la popolare insegna molto diffusa in quei anni nei bar italiani. Questo film gli fa valere la candidatura all’Oscar come miglior film straniero. Ci piace pensare di averne fatto parte, con la nostra storia.

Amaro Alpino e Arte